Da Parigi a Lille

Alle 9 del mattino

Dopo gli ultimi preparativi e l’addio alla mia famiglia, eccomi in viaggio. Dieci minuti di metrò per giungere alla Gare du Nord. Mio padre mi accompagna fino al binario, dove mi aspetta già il treno. Lì, in attesa, incontro un giovanotto con gli occhiali, sicuramente un giovane coscritto come me, intento a salutare i suoi cari. Dopo un colpo di fischietto, il controllore grida: “I viaggiatori per Arras, Donai e Lille in vettura“. Un secondo fischio, l’ultima stretta di mano paterna presso la portiera del vagone, e già il rapido si muove, lentamente, poi sempre più veloce: di gran carriera il convoglio si dirige a Lille, verso la mia nuova vita… Saint Denis, Pierrefitte e i banlieue parigini sfilano davanti a me e presto scompaiono dal finestrino del treno; il tempo è splendido e in questa bella mattina d’autunno assolata, la campagna, costellata di boschi e di vaste pianure, fugge vertiginosamente ai miei occhi di viaggiatore. La foresta di Chantilly, il viadotto della Regina Bianca (da dove si può ammirare un panorama superbo); Chantilly scorre davanti a me come un colpo di vento, poi lascio alle spalle velocemente Creil e la sua pittoresca vallata. Il treno prosegue la sua corsa attraverso la campagna piccarda: nel vagone, di fronte a me, tre industriali di Roubaix conversano dietro al fumo dei loro sigari.

Alle 10.

Una palude, poi un fiume, ed ecco che il treno si ferma per la prima volta dalla partenza: è Langueau, la stazione vicina ad Amiens. Dopo una breve fermata, la corsa riprende lungo la Senna attraverso le torbiere dei dintorni di Amiens; a sinistra si scorge Albert con la sua imponente Vergine Dorata, poi la pianura piatta e monotona dell’Artois. Il treno rallenta ancora una volta, poi si ferma: siamo giunti davanti all’edificio a vetrate della stazione di Arras.

Alle 10 e mezza

Nel corridoio del treno incontro il giovanotto con gli occhiali visto a Parigi; la sua aria da coscritto m’incoraggia a chiedergli se effettivamente anch’egli si diriga a Lille; a risposta affermativa, cominciamo a fraternizzare; mi offre una sigaretta e il ghiaccio è definitivamente rotto. E’ un futuro segretario di Stato Maggiore che, come me, si unisce al suo corpo d’armata. Alle dieci e tre quarti Il tempo è cambiato, il cielo si è oscurato e la pioggia batte furiosamente sul vetro del mio finestrino. Stazione di Donai.

A mezzogiorno

La pioggia è cessata; sulla pianura della Flamande si adagiano le colture e le fabbriche: il viaggio prosegue attraverso i fumi delle ciminiere di Fives, l’industrioso quartiere di Lille; ciò significa che il mio viaggio volge al termine, dopo solo tre ore di percorso il treno sembra aver divorato lo spazio che mi divideva dalla mia destinazione, ad una rispettabile velocità. Il treno rallenta, a destra e a sinistra altri treni si avvicinano lentamente alla stazione, si scorgono vagoni merci posteggiati, muri neri, passerelle, poi una grande stazione dai soffitti di vetro: è Lille, la capitale delle Fiandre e del Nord.

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Prima dell’esilio

Finita, finita alla grande la mia vita civile, domani si parte per Lille e per la mia nuova carriera militare; per due lunghi anni lascerò la mia Parigi, la mia famiglia, i miei amici e cambierò lavoro e… vestiti. Da domani, un’altra città e un’uniforme mi aspetteranno insieme a nuovi compagni, i camerati della “Grande Famiglia”, la mia nuova famiglia. Sì, sono finiti per un po’ la bella vita familiare, le distrazioni parigine e, soprattutto, lo sport, il mio passatempo preferito; uno dei capitoli della mia giovinezza volge alle ultime pagine. Da domani sarò soldato della I sezione del dipartimento amministrativo di Lille, almeno così è scritto nel foglio di viaggio che il II ufficio di reclutamento della Senna ha avuto la gentilezza di inviarmi. Un’ultima visita ai parenti e amici, un’ultima serata in famiglia, il mio zaino contenente lo stretto necessario e via, pronti a partire verso un nuova strada, verso l’ignoto… Così parto, con il timore del pericolo e con la malinconia dei troppi addii, ma onorato di svolgere il mio dovere di cittadino e di frequentare una scuola militare che sicuramente avrà molto da insegnarmi. Ho deciso di prendere appunti di tutto ciò che mi accadrà, delle mie impressioni, delle mie emozioni, in questa lunga e difficile avventura lontano da casa, dalla mia città.

Arrivederci, Parigi.